I gruppi di lavoro in azienda: mettiamo al centro le persone

Questo articolo è scritto in modalità maestrina.

Gruppi di lavoro, Cantieri Kaizen… chiamateli come volete ma la sostanza è la stessa. Le persone hanno bisogno di sentirsi parte dell’azienda, del suo miglioramento e del suo futuro.

Nella mia esperienza si ottengono grandi risultati perché le persone apprezzano questa modalità partecipativa.

Generalmente i gruppi sono composti da persone che provengono da aree diverse e con diversi livelli di responsabilità, ci deve essere un team leader, non necessariamente il più anziano o la persona con una posizione gerarchica più elevata; i componenti dei gruppi possono “chiamare” altri colleghi in alcune fasi del lavoro; i gruppi vengono attivati su progetti piccoli che devono offrire output a breve oppure possono occuparsi di progetti di “mantenimento” e quindi non chiudersi mai ma, in entrambe i casi, devono avere obiettivi da raggiungere. È fondamentale misurare il lavoro svolto e osservo che le persone sanno effettuare efficacemente il monitoraggio delle attività.

È però importante che uno sponsor presidi all’inizio – assegnando obiettivi e indicando i tempi entro i quali produrre output – in itinere – rimanendo a disposizione per aiutare o riorientare – e alla fine – per trasformare l’output in elemento di cambiamento concreto.

Mi è capitato di vedere sponsor che non sapevano guidare il gruppo perché non avevano chiaro l’obiettivo e vedere sponsor che non si toglievano di mezzo impedendo al gruppo di esprimersi liberamente.

Quasi tutti i gruppi che ho attivato hanno prodotto grandi risultati, mi è capitato di chiuderne alcuni perchè non arrivavano da nessuna parte.

Comunque vada, si deve dare sempre un feedback perché le persone devono sapere se stanno lavorando bene o male. Tutti i colleghi devono avere visibilità su quali sono i gruppi, su quali temi  lavorano e vedere i risultati raggiunti.

A volte qualcuno si è risentito per non essere stato coinvolto in un gruppo di lavoro. Ma i gruppi si aprono e si chiudono, nascono sulla base di esigenze che si generano nel corso della vita dell’azienda e quindi c’è spazio per tutti, anche per chi non ci vuole essere, perchè tutti devono avere l’opportunità di dare il proprio contributo, ma nessuno si può tirare indietro…

Alla base del principio partecipativo ci deve essere la consapevolezza che se sei dentro puoi contribuire e dire la tua, ma se sei fuori non hai titolo per lamentarti se ritieni che le cose non funzionino.

…ops….ma forse non sto parlando solo di organizzazione ?

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