….ma quanto sono scomode quelle sedie!

Le scuole di formazione realizzano corsi presso proprie sedi, presso le aziende o altri luoghi esotici. Naturalmente la formazione non passa solo attraverso l’aula classicamente intesa ma è di questa che voglio parlare.

Ho iniziato ad occuparmi di formazione quasi per caso, perché nell’azienda in cui lavoravo mi avevano chiesto di fare docenza all’interno di corsi rivolti ai clienti. Poi la formazione l’ho gestita e poi l’ho fatta, poi l’ho progettata e venduta e l’ho ancora gestita e coordinata.

Insomma è un po’ che bazzico per aule e ne ho viste in diverse versioni: ovattate con la moquette, luminose tanto che non si riusciva a vedere i lucidi proiettati – sono abbastanza antica da aver visto e usato i lucidi- antri privi di luce, aule a gradoni stile università dove quando ti siedi non ti puoi più rialzare perché le anche e le ginocchia si bloccano – ho seguito un master per un anno in un’aula detta “pizzeria”, so di cosa parlo – aule fredde o caldissime, aule grandi e piacevoli.

Lavagne luminose, lavagne a fogli mobili, lavagne velleda (quelle fatte per usare i pennarelli, ma non gli stessi che si usano per le lavagne a fogli mobili perché altrimenti non cancelli più le scritte), LIM (lavagne interattive multimediali dove qualche docente brillante aveva scritto con un pennarello a scelta tra quelli indicati sopra).

I tavoli a volte non esistono perché le sedie hanno quella scomodissima appendice per scrivere dove rimani incastrata modello Blues Brothers nella scena in cui sono dalla Pinguina al vecchio orfanotrofio, perlopiù sono tavoli dove stanno due persone, qualche volta sono grandi tavoli per riunioni. La nuova frontiera della formazione fa disporre i tavoli a ferro di cavallo perché così le persone si vedono tutte, raramente i tavoli vengono uniti a formare un un unico posto attorno al quale si lavora.

E le sedie? Non mi sono mai seduta su una sedia comoda in tanti anni e devo dire che ho sempre trovato molto più confortevole fare la docente perché stavo in piedi o mi sedevo sui tavoli.

Quello che voglio dire è che chi è in aula per fare formazione ci deve stare piacevolmente perché ascolterà e parteciperà favorendo l’apprendimento. Si deve uscire tonici e non ammaccati, con gli occhi che brillano per l’entusiasmo e non che luccicano perché si sono sforzati troppo per leggere faticosamente le slide da un proiettore scarico e si deve pensare – che bello, non vedo l’ora di tornarci!

Per fortuna non ci sono solo aule e sedie scomode perché ci sono anche altre modalità e luoghi per fare formazione, ma di questo ne parlo un’altra volta.

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