Parlare, parlare, parlare

Siamo destinati ad usare molto la parola, scritta e orale. Comunichiamo molto ed in modo diverso in ragione dei destinatari: è uno slalom continuo tra diversi linguaggi e diverse finalità della comunicazione.Ho riflettuto su quanto io abbia parlato in tanti anni di questo lavoro e in quali occasioni l’abbia fatto, e mi è uscito un elenco in cui mi sono esercitata a descrivere le diverse modalità usate.

Parlare al telefono: il non verbale non ti viene in soccorso (e per noi latini è una componente fondamentale della comunicazione interpersonale) e quindi i toni e le parole devono essere ben scelti in base a chi è dall’altra parte del telefono. Non a tutti riesce facile la conversazione telefonica. La voce deve essere sempre squillante e le parole ben scandite. La conversazione telefonica non può essere troppo lunga.

Parlare alle riunioni: regola d’oro: ascoltare più che parlare…

Parlare in pubblico: tipicamente i convegni o le tavole rotonde. Assetto più formale, parlata più lenta e nitida. Necessità di agganciarsi a chi ha parlato prima e quindi, rispetto una traccia d’intervento, capacità di improvvisare. Rispetto dei tempi assegnati per non rubare spazio a chi viene dopo.

Parlare ai colleghi: Sono da distinguere l’assetto “comunicazione istituzionale” da quello “comunicazione informale”. Nel primo caso il linguaggio sarà più formale e tecnico, non sono previsti dibatti e quindi l’approccio è più assertivo. Nel secondo caso il linguaggio è più semplice, diretto e alla ricerca di coinvolgimento; qualche battuta è gradita.

Parlare in aula: cioè la docenza. Utilizzo della voce per attirare l’attenzione e per coinvolgere le persone usando toni diversi, alternando un linguaggio formale ed informale, usando pause e silenzi per sottolineare concetti importanti o per richiamare all’ordine l’aula.

Parlare al consiglio di amministrazione: tono formale ma sciolto. Sintesi estrema ed estrema chiarezza perché i consiglieri hanno necessità di capire subito la sostanza degli argomenti presentati.

Parlare con i giornalisti: gioie e dolori dell’intervista. Le parole giuste al posto giusto, no alla logorrea perché la possibilità di essere liberamente interpretati è molto alta. Parole decise e altre diplomatiche.

Parlare davanti ad una telecamera: è difficile parlare davanti ad una macchina, soprattutto quando a fianco c’è qualcuno che ti parla. Parlata fluida senza interruzioni, senza muoversi e gesticolare, innamorandosi per un momento di quella lucetta che ammicca.

…ma c’è anche il corpo, non solo le parole e la voce e quindi anche il non verbale deve essere curato perché è fondamentale nel raggiungere l’obiettivo della buona comunicazione. Capitolo a parte?

Annunci

Commenti:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...