Donne e lavoro 2. Le donne nelle società di formazione

Recentemente un nostro consulente mi ha fatto una domanda molto diretta e che nessuno mi aveva posto in tanti anni. La domanda era: “Marina, ma perché nel mondo della formazione i direttori delle strutture sono quasi sempre donne?”

Ci ho pensato un po’ e la mia risposta è stata la seguente:

“Il mondo della formazione è assimilato a quello dell’educazione e quindi dell’insegnamento e questo mondo, a sua volta, è legato a quello della cura delle persone: tutti questi mondi, nella nostra cultura, sono tradizionalmente quelli in cui si muovono le donne. Per chi ha la mia età è facile ricordare la presenza di maestri (uomini) alle scuole elementari e professori (uomini) perlopiù in materie scientifiche alle superiori. Tuttavia, negli anni, la presenza femminile è cresciuta sempre più: un po’ perché è ormai risaputo che ai concorsi pubblici spesso le donne sono più preparate e quindi vanno avanti ma anche perché, ma questa è una mia opinione personale, gli uomini hanno progressivamente trovato più interessante dedicarsi ad altre attività che all’insegnamento se non di livello superiore (università) di cui però non mi voglio occupare qui.

La cosa che trovo interessante, anche tra i giovani che vogliono lavorare nelle organizzazioni che si occupano di formazione, è che almeno il 90% dei cv che arrivano sono di ragazze, ad evidenza del fatto la correlazione donne-formazione-cura delle persone è molto forte. Parimenti nelle aziende sono la maggioranza  le donne che si occupano della formazione del personale.

Quindi si viene a formare un mondo di tutor, coordinatrici didattiche e direttrici operative (così come le maestre, professoresse e responsabili aziendali della formazione) che presidiano l’organizzazione dei corsi e la cura delle persone che li frequentano (e in questo in genere sono effettivamente brave).

Ma se spingo un po’ oltre la riflessione mi ritrovo con amministratori delegati, dirigenti scolastici (presidi) o responsabili del personale che sono per la maggioranza uomini. E allora mi chiedo perché ad un certo punto la musica cambia? Forse le donne non sono abbastanza brave per ricoprire ruoli di maggiore responsabilità o sono loro a fermarsi ad un certo punto perché privilegiano scelte di natura familiare o perché devono uscire dalla zona della cura per spostarsi nella zona della gestione della struttura e delle persone che spesso è un po’ scomoda?”

Ma poi ci ho pensato ancora e mi sono resa conto che le società di formazione (non a caso denominate spesso enti) non vengono quasi mai gestiti come una vera azienda e solo quando iniziano a produrre risultati economici considerevoli oppure quando presidiano l’alta formazione (tipicamente le business school) vengono magicamente fatte gestire da uomini.

Le mie riflessioni dunque mi spingono a dire questo:

1. prendersi cura delle persone è una bellissima cosa e se anche gli uomini lo facessero più spesso gli farebbe un gran bene;

2. non c’è nessun motivo al mondo che mi possa far dire che una donna è più brava ad organizzare corsi di un uomo perché la questione non è di genere ma di competenze;

3. le donne a volte si spaventano e non riescono a conciliare la loro vita familiare con quella lavorativa (e nel nostro paese obiettivamente lo stato latita fortemente) ma devono provarci con un po’ più di coraggio;

4. le organizzazioni in cui presenze femminili e maschili si equivalgono sono più equilibrate e quindi inviterei le direttrici delle società di formazione ad inserire più uomini nelle loro organizzazioni;

5. l’orientamento delle donne all’efficienza e poco alla relazione spesso trova un limite nella crescita professionale che, a certi livelli, passa spesso attraverso il tempo investito nei caffè e nei pranzi piuttosto che nel fare i miracoli per fare tutto il lavoro nelle ore d’ufficio;

5. poiché è ormai dimostrato in tantissimi studi a livello mondiale che la presenza di donne ai vertici delle organizzazioni migliora i risultati e il valore delle imprese, sarebbe tempo che si lasciasse un po’ più di spazio a chi ci vuole provare perché non mi risulta che normalmente le donne siano subissate da offerte per entrare nei board delle aziende.

Ebbene Paolo, ti ho risposto in modo esauriente?

 

 

 

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